C’è ancora bisogno della psicoterapia nell’era di Internet?
Viviamo in un’epoca in cui Internet è saturo di contenuti sul benessere mentale. Psicologi, coach, counselor, divulgatori, influencer: ogni giorno scorriamo video e post che parlano di ansia, trauma, autostima, relazioni, ADHD, burnout. Molte persone si riconoscono in quelle parole, provano sollievo, si sentono meno sole. E questo è importante.
Ma allora sorge una domanda legittima: se oggi sappiamo così tanto di psicologia, serve ancora la psicoterapia?
La risposta è sì. E il motivo è semplice, anche se poco rassicurante: avere informazioni non equivale a stare bene.
Sapere perché soffriamo, riconoscerci in una descrizione, dare un nome a ciò che proviamo è spesso il primo passo. Ma la conoscenza cognitiva non basta. Molte persone sanno perfettamente cosa “dovrebbero fare”, ma continuano a sentirsi bloccate, ripetere gli stessi schemi, provare le stesse emozioni dolorose.
La psicoterapia nasce proprio qui: nel passaggio dal sapere al sentire, e dal sentire al cambiare.
“Ma lei, in pratica, che cosa fa?”
Una volta un genitore mi chiese: «Ma lei, in pratica, che cosa fa?».
È una domanda onesta, comprensibile. Eppure, come spesso accade, la risposta non sembrò soddisfare del tutto la curiosità del mio interlocutore.
Dire che la psicoterapia è un’esperienza emotiva e relazionale suona corretto… ma anche vago. Allora proviamo a dirlo meglio.
La psicoterapia collega ciò che spesso è separato
Un percorso di psicoterapia serve a mettere in relazione:
- i pensieri (quello che ci diciamo su di noi, sugli altri, sul mondo)
- le emozioni (anche quelle che evitiamo o giudichiamo)
- le sensazioni corporee (tensioni, vuoti, agitazione, stanchezza)
Quando questi livelli restano scollegati, il disagio si esprime attraverso sintomi, comportamenti disfunzionali, blocchi decisionali.
La psicoterapia aiuta a ricostruire un filo tra ciò che pensiamo, ciò che sentiamo e ciò che facciamo, orientando gradualmente i comportamenti verso uno stato di maggiore benessere e coerenza interna.
La psicoterapia spiegata con un film
Capisco che tutto questo possa sembrare poco convincente. In fondo, è difficile spiegare davvero cosa si prova guardando un film o ascoltando una canzone.
Posso raccontarti la trama, descrivere i personaggi, analizzare la regia. Ma non posso trasmetterti l’emozione che ho sentito. Per quella, dovresti vedere il film tu.
La psicoterapia funziona allo stesso modo.
Chi è il protagonista?
In psicoterapia il protagonista è la persona che chiede aiuto.
Essere protagonisti significa:
- essere oggetto di attenzione, cura e orientamento da parte del professionista
- ma anche diventare promotori attivi del proprio cambiamento
Il terapeuta (psicologo o medico specializzato in psicoterapia) accompagna, sostiene, osserva, restituisce significati. Ma il cambiamento non può essere delegato.
Per questo un percorso di psicoterapia presuppone:
- una motivazione al cambiamento
- la capacità, graduale, di affidarsi e fidarsi della relazione terapeutica
Le aspettative sulla psicoterapia: il nodo più complesso
Questo è forse il punto più delicato.
La psicoterapia oggi è più sdoganata rispetto al passato, anche se permangono vergogna, stigma e disinformazione sul ruolo della psicologia. Allo stesso tempo, però, è spesso caricata di aspettative poco realistiche.
Molte persone immaginano la psicoterapia come:
- un processo breve
- privo di coinvolgimento emotivo negativo
- rassicurante, “zen”, dolce
La realtà è diversa.
Cambiare fa male (almeno un po’)
Se il cambiamento fosse indolore, lo avremmo già messo in atto.
Cambiare significa entrare in contatto con:
- emozioni negative
- pensieri insopportabili
- sensazioni corporee sgradevoli
Quegli stessi aspetti che cerchiamo di evitare e che, invece, influenzano profondamente le nostre scelte e i nostri comportamenti.
Per questo la psicoterapia può essere, a tratti, spiacevole. Lontana dalle immagini infiocchettate della salute mentale che circolano online.
Quando il dolore emerge nel percorso, alcune persone interrompono la terapia, allontanandosi da quelle sensazioni o dal terapeuta stesso:
- «Mi ha fatto arrabbiare»
- «Mi ha risposto così…»
Anche questo è materiale terapeutico. Ma richiede tempo, tolleranza e una relazione sufficientemente sicura.
Cosa si fa, concretamente, in psicoterapia?
Gli strumenti variano in base all’approccio teorico e allo stile del professionista. Non esiste un unico modo di fare psicoterapia.
Nel mio lavoro utilizzo:
- il gioco (sì, anche con gli adulti)
- l’annotazione durante la settimana di comportamenti specifici
- il lavoro sui sogni
- disegni e strumenti espressivi (sì, anche con gli adulti)
- e soprattutto la relazione terapeutica
La relazione è lo strumento di cambiamento più potente.
Strategie sì, ma non per scappare dalle emozioni
Il web è pieno di strategie: tecniche, esercizi, routine, checklist. Eppure la sofferenza mentale non è stata debellata.
Il problema non sono le strategie in sé, ma come vengono utilizzate.
In psicoterapia, le tecniche servono:
- a gestire il problema
- non a nascondersi dalle emozioni negative
Solo dopo un’elaborazione emotiva condivisa con il terapeuta è possibile, quando utile, introdurre strategie di cambiamento.
E a volte — ed è paradossale — le strategie non servono a “risolvere” il problema, ma a imparare a starci dentro in modo diverso.
Perché iniziare un percorso di psicoterapia
Un percorso di psicoterapia non è una scorciatoia né una promessa di felicità immediata.
È uno spazio in cui:
- sentirsi visti e riconosciuti nella propria intimità
- dare senso alla propria sofferenza (ricostruire l’origine e il mantenimento)
- costruire nuove possibilità di scelta (cosa fare di diverso)
- trasformare il rapporto con se stessi e con gli altri
FAQ – Domande frequenti sulla psicoterapia
La psicoterapia serve anche se so già qual è il mio problema?
Sì. Capire razionalmente non significa averlo elaborato emotivamente.
La psicoterapia è sempre dolorosa?
No, ma può esserlo in alcuni momenti. Il dolore fa parte del cambiamento.
Quanto dura un percorso di psicoterapia?
Dipende dalla persona, dal problema e dagli obiettivi. Non esistono tempi standard.
Devo stare male per iniziare una psicoterapia?
No. Anche il desiderio di conoscersi meglio o prevenire il disagio è una motivazione valida.
Il mio lavoro
Nel mio studio mi occupo di percorsi di psicoterapia per adulti, adolescenti e famiglie, offrendo uno spazio di ascolto, cura e accompagnamento al cambiamento.
📍 Ricevo a Lucca e Firenze
📧 Email: paolafusco.pf@gmail.com
📞 Telefono: 3664394628

